Africar / 1983 - Rally D'islanda - D

 

La squadra Africar Club /Oceanstar al completo
Da sinistra: Ragni, Ansaloni, Bardini, Sorghini, Boccacci, Cornioli

Per essere sinceri, dell’islanda conoscevano a malapena la collocazione geografica e i ricordi scolastici ci illuminavano solo sull’argomento "no­me della capitale".
Il fatto poi che “lassu” si do­vesse svolgere addirittura un rallye si imponeva più che mai come una sfida. Quindi, dopo esserci abbondantemente riuniti, documentati e consultati ecco formata la squadra Africar Club / Ocean Star, che avrebbe partecipato al rellye con gli equipaggi Sorghini-Giovanni Bardini su Range Rover, Massimo Ansaloni-Luigi Ragni su Fiat Campagnola Diesel, Claudio Cornioli-Marisa Boccacci su Lancia HF.
Il gruppo degli italiani era completato dall’equipaggio Dani Allegrone-Enrico Delucchi su Lada Niva e da Beppe Guadini su Cagiva 350.
Partenza dal porto di Bremerhaven con mare non proprio calmo.
Qualche ora di navigazione è sufficiente a cancellare il ricordo dell’allegria e dell’eccitazione vissute sul molo pri­ma dell'imbarco. Sulla nave atmosfera da qua­rantena: i pochi che si azzar­davano ad uscire dalle pro­prie cabine sono immediata­mente colti da un curioso tic che li costringe improvvisa­mente a gonfiato le guance e a partire di corsa verso desti­nazioni imprecisate.
Dopo 3 giorni cosi, al grido di "terra, terra", eccoci finalmen­te in Islanda.


La Range Rover di Sorghini/Bardini e la Lancia Fulvia HF di Cornioli/Boccacci

 

Un suggestivo passaggio della campagnola di Ansaloni e Ragni

Abbiamo in tal modo l’occasione di vedere le facce, non più verdastre, dei nostri rivali. Equipaggio n°1 Gerard Sarrazin-Gerard Troublè su pro­totipo ARO con motore Chrisler Barracuda 5700 CC 250 cv, (quello stesso Sarrazin 4° posto alla Paris-Dakar 83). Equipaggio n° 2 Rosseau-Lady Sarrazin sul Range Rover da Sarrazin per il suddetto 4° posto e avente caratteristiche identiche al proto-ARO. (In poche parole bastava cam­biare la carrozzeria...). Equipaggio n° 8 gli agguerrit­issimi coniugi belgi Guy e Mono Van Der Geyutch su Mitsubishi Papero. Equipaggio n° 17 Foichat- Foichat su un interessante pro­totipo Range Rover. E per finire gli equipaggi islandesi n° 30 Ornar e Jon Ragnarson su Subaru, e n° 31 Ingason-Rongvaldsson su Lada Niva, temibili, nonostante le vettu­re strettamente di serie, per la loro ovvia esperienza del terreno di gara.

Piantato il campo base nella piovosa vallala di Pingvellier e trascorse le prime due gior­nate fra turismo e verifiche tecnico-amministrative eccoci alla partenza della prova di qualificazione Djibi. in riva al lago su terreno misto molto veloce.

La prova si conclude con buo­ni piazzamenti per lutti gli italiani (7° Allegrone-Delucchi, 11° Cornioli-Boccacci, 14° Ansalone-Ragni) ed in partico­lare per la n°19 di Sorghini-Bardini che. rimasta in testa per quasi tutta la gara, retro­cedeva al secondo posto die­tro al proto di Sarrazin di soli 20s

 


Un suggestivo passaggio della campagnola di Ansaloni e Ragni


"Tres roulantos, tesiteliennes” è la frase che denuncia le prime crepe nel distacco fin allora riservatoci dai nostri rivali d'oltralpe, crollato poi completamente al termino della terribile seconda prova speciale quando l'equipag­gio Sorghini-Bardini guada­gna la casella della prima posizione e purtroppo Cordioli-Boccacci, Ansaloni-Ragni e Allegrone-Delucchi guadagnano quella già occupata dai ritirati per guasti.
Annullata la terza prova Spe­ciale per uno dei non pochi problemi regalatici dal gover­no islandese “Da un’avventura organizzata e un’organizzazione avventurosa” Jean Claude Bertrand, la quarta prova vede una lotta serrata nel gruppetto in fuga formato da Sarrazin. Foichat, Rosseau. Ragnarsynir e Sorghini che al termine mantiene la prima posizione nonostan­te Io spettacolare capottamento successogli per evitare un auto intrufolatasi sulla pista.
Solamente al termine della quinta prova Speciale, Sarazin passa alla guida del gruppet­to di fuggiaschi seguito dagli sfortunati Italiani vittime di una foratura a pochi Km dal­l'arrivo.
Purtroppo tra i ritirati di que­sta tappa i simpatici Foichat per grippaggio al motore.
Ricordando un famoso mara­toneta italiano dai primi del secolo, i Van Der Geyutch riescono a capottare a 3 metri dall'arrivo e aiutati da alcuni presenti rimettono L’auto nel­la sua naturale posiziono e tagliano il traguardo a spinta perdendo pochissimi minuti. Nella settima e ottava prova le classifiche rimangono invariate (Sarrazin, Sorghini, Ragnarsynir, Rosseaul e gli italiani gestiscono il forte van­taggio accumulato sul loro in­seguitore, portando a termi­ne la gara badando al rispar­mio del mezzo già duramente provato. Finita la gara, sod­disfazione, congratulazioni, allegria, entusiasmo, stan­chezza ecc.ecc.
Ma il momento del trionfo non è lontano: mancano infatti po­che ore alte 20, ora in cui abbiamo convocato tutto il rallye per una spaghettata co­si faraonica che avrebbe fatto invidia a Fenouil.
Un vero successo di squadra fra dimostrazioni di simpatia e urla di fame!

 

Claudio Cornioli

 


UNA NOTA DI COLORE

 

E' stata una bellissima esperienza in un paese al quale fuoristradisticamen­te parlando non manca niente.

“L'isola dei contrasti”. come viene definita l'Islanda, si merita realmente que­sto appellativo.

Nel corso di pochi Km di Pista si possono incontra­re tutte le difficoltà che altrimenti si dovrebbero cercare in luoghi stretta­mente specifici: dai vasti deserti di soffice sabbia nera ai guadi da acqua al cruscotto, al fango più insi­dioso, ai ghiacciai, alle colate di lava solidificata di un aspetto così lunare che effettivamente sono stati usati come campo di ad­destramento per gli astro­nauti dello sbarco sulla luna.

Il tutto inserito in un pae­saggio di incomparabile bellezza

Non ci sarà un secondo rallye d’Islanda e a tutti è dispiaciuto molto sentirlo dire. Ma tanti di noi saran­no ancoro la da tranquilli turisti, a godersi in santa pace Ciò che stavolta ab­biamo potuto soltanto sbir­ciare

 

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L’equipaggio Bolognese formato da Stefano Sorghini e Giovanni Bardini ha partecipato con i colori dell’Africar Club al Rallie d’Islanda classificandosi al secondo posto assoluto con la Range Rover, e al Rally dei Faraoni. Amante dei rally dal nord Europa all’Africa, dopo questi risultati l’equipaggio sta allestendo un ambizioso programma ’84, certo di ritrovare la fiducia concessagli dagli sponsor (che intanto ringrazia): OceanStar abbigliamento, Carrello proiettori, Fiamm accumulatori e trombe, MPA caschi, Sabeh Britas cinture di sicurezza, Aylmer Motors Italiana.
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Sulla SS n° 1, la più importante arteria irlandese-

Abbiamo cominciato a  parlarne per scherzo quando J.C. Bertrand e venuto a presentarlo a Genova e ci siamo ritrovati il 14 agosto sulla banchina di Bremerliaven all'imbarco per Reykjavik. Non siamo un gruppo molto numeroso, una cinquantina di macchine tra partecipanti, veicoli organizzazione,  assistenza e stampa:  particolarmente scarsi gli equipaggi in gara, in confronto alla massiccia presen­ze di altre analoghe manifestazioni.

Dopo Quattro giorni di navigazione, neanche troppo movimentata rispetto ai mari attraversati, arriviamo a destinazione e subito cominciano le sorprese della "terra dei contrasti". Infatti, dopo il consenso allo svolgimento del rally dato un an­no fa, le autorità islandesi avanzano riserve motivandole con problemi ecologici e di sicurezza.

Per complicare ulteriormente le cose, la dogana sequestra tutte le radio trasmittenti dell'organizzazione, nonché i nostri CB. Tutto risulta maggiormente incomprensibile se si pensa che dopo un paio di giorni le radio dell’organizzazione vengono sostituite con altre identiche fornite a noleggio. Due giorni dopo, al campo base posto a Pingvelliz. a 50 km dalla capitale, durante il primo briefing, J. C. Bertran ci aggiorna correttamente, sulla situazione: a causa delle restrizio­ni imposte, le tappe di prosa speciale dovranno forzatamente essere ridotte di numero ed il loro traccialo subirà variazioni secondo necessità. Dette variazioni non possono però essere ancora rese note mancando i pareri definitivi da parte delle varie Contee interessate, pertanto si correrà “alla giornata”.

L’organizzatore stesso dichiara quindi che il rally da “avventura organizzata” diventa una “organizzazione avventurosa” e di conseguenza consente a chi lo desideri di rinunciare alla partenza, tuttavia la quota di iscrizione non è recuperabile tuttalpiù può essere girata ad altra gara.

Finalmente iniziamo la "corsa" con una prova di qualificazione che darà l'ordine di partenza per la prima tappa: tutti gli equipaggi italiani ottengono buoni risultati.

A causa delle variazioni delle prove sociali, si ha più tempo a disposizione e pertanto, nel rispetto anche delle norme gover­native sulla sicurezza, la prima tappa di trasferimento (circa 700 km viene divisa in due semitappe e la partenza viene an­ticipala un giorno. Ciò permette di fare un po' di turismo e di prendere contatto morbidamente con il "terreno".

  Ma e solo alla prima prova speciale che se ne scopre la vera natura: e molto vario e imprevedibile e si passa improvvisamente da sabbia a pietre di tipo greto di fiume o taglienti, da terra friabile a guadi a volte profondi e difficoltosi. Nasce quindi il problema gomme che chiaramente non si sposano facilmente con sabbia morbida e pietre taglienti e risulta dunque estremamente difficile trovare un tipo di pneumatico e un disegno di battistrada che soddisfino le esigenze di tutti i terreni che si incontrano.

Si alternano tratti veloci con tratti molto duri, simili ai nostri classici percorsi alpini o appenninici, che impegnano notevolmente la resistenza degli equipaggi e dei mezzi:Frequenti gli “intoppi”, tra i quali anche spettacolari ribaltamenti, per fortuna tutti senza danni alle persone. Anche il tempo pur essendo stato prevalentemente clemente, nelle ultime tappe riserva ai concorrenti acqua a dirotto e tormente di neve. Nonostante tutto, la sera del 30 Agosto, con una graditissima e trionfale spaghettata per oltre cento persone offerta dai concorrenti italiani, grazie alle notevoli scorte provenienti dall’Emilia e alla regia di Marisa Boccalini, ha fine l’avventura.

            G. Ivaldi

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